Venite dietro a me, e vi farò pescatori d’uomini

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Matteo : 18 – 22

Or passeggiando lungo il mare della Galilea, egli vide due fratelli, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete in mare; poiché erano pescatori. E disse loro: Venite dietro a me, e vi farò pescatori d’uomini. Ed essi, lasciate prontamente le reti, lo seguirono. E passato più oltre, vide due altri fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni, suo fratello, i quali nella barca, con Zebedeo loro padre, rassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi, lasciata subito la barca e il padre loro, lo seguirono.

In questi versetti, che sono contenuti nel Vangelo di Matteo, viene descritta la chiamata dei primi apostoli da parte di Gesù Cristo.

L’avvenimento è descritto, come in un ritratto, in maniera chiara e semplice ed il luogo in cui si svolge è il lago di Galilea, un lago incassato nelle montagne, a forma di cetra, le cui acque erano ricche di pesce, il quale era chiamato anche lago di Gennèsaret o di Kinneret ed anche lago di Tiberiade ed anche mare di Galilea e mare di Tiberiade. Il lago veniva chiamato in vari modi : esso prendeva il suo nome dal fatto che esso si trovava nella regione della Galilea, mentre il nome Tiberiade era dovuto al fatto che la città che si trovava sulla sua riva nord era stata fondata da Erode Antipa, in onore di Tiberio, l’imperatore romano da cui dipendeva il re Erode, mentre il nome Gennèsaret derivava il nome da una piccola pianura fertile situata sulle coste occidentali del lago. In questo luogo, sia sulle acque del lago che sulle rive del lago stesso c’erano dei pescatori, intenti a svolgere la loro attività quotidiana, che era naturalmente necessaria per il sostentamento loro e delle loro famiglie.

Gesù stava passeggiando lungo il mare della Galilea e vide due pescatori, i quai erano due fratelli, uno si chiamava Simone, detto Pietro e l’altro Andrea, i quali dalla barca, probabilmente ancora non molto distanti dalla riva, stavano gettando le reti in mare per cercare di ottenere il frutto del loro quotidiano lavoro, ovvero una quantità di pescato che permettesse loro l’utile sostentamento quotidiano ed anche per guadagnare qualcosa dalla sua eventuale vendita. Gesù dalla riva, si rivolge ai due e comanda loro di seguirlo perché ha un disegno preciso per loro, e cioè li avrebbe fatti diventare pescatori d’uomini, cioè Gesù aveva il proposito di farli diventare suoi discepoli particolari, vale a dire essi avrebbero fatto parte del ristretto gruppo dei dodici apostoli di Gesù, cioè di coloro i quali sarebbero stati al suo seguito durante il suo breve ministerio terreno. I due fratelli ubbidiscono prontamente alla chiamata decisa ed irresistibile del Sommo Maestro e gettate subito le reti si mettono a l suo seguito. Essi incuranti di tutto ciò che prima stavano facendo, non esitano un istante, e gettando via le reti e quindi lasciandosi per sempre dietro le loro spalle il lavoro di pescatori, seguono fedelmente Gesù.

Gesù quindi, proseguendo il suo cammino lungo le rive del lago, e passando oltre vide altri due giovani uomini, figli del pescatore Zebedeo ed anche loro pescatori, i quali erano nella loro barca intenti a riassettare le reti e anche questa volta egli chiama i due fratelli a seguirlo ed essi affascinati dalla potente figura di Gesù, che li chiama in maniera ferma ed irresistibile, lasciano prontamente la barca sulla quale stavano lavorando insieme al loro padre, ed abbandonano quindi sia la barca che il loro padre per ubbidire al Signore e Salvatore Gesù Cristo e seguirlo fedelmente nel suo cammino.  

In questo modo si conclude la breve, ma molto bella e suggestiva descrizione, di questo importante avvenimento della chiamata dei primi apostoli, da parte del Signore e Salvatore Gesù Cristo,  che si è verificato all’inizio del suo breve ministerio e durante gli ultimi anni della sua vita terrena. 

E’ da notare innanzitutto che, ad una lettura superficiale, potrebbe sembrare che l’episodio della passeggiata di Gesù sulle rive del lago di Galilea, e la chiamata rivolta ai quattro pescatori incontrati lungo il suo cammino, sia solo un avvenimento casuale, un caso fortuito, ma in realtà non è affatto così e tutto l’avvenimento descritto non è per nulla il frutto di un caso, perché come i cristiani sanno bene, il caso non esiste, ma esiste solamente il supremo consiglio della volontà di Dio, il quale coi suoi decreti perfetti ed immutabili, determina i tempi, i luoghi ed i modi affinché la sua parola sia mandata ad effetto e produca lo scopo per il quale è stata mandata. Gesù, quale figliuolo di Dio, sapeva già in anticipo cosa e quali persone avrebbe incontrato lungo il suo cammino sulle sponde del lago e quindi egli è andato in quel luogo proprio per chiamare i suoi primi quattro discepoli a seguirlo durante il resto della sua vita terrena. Il luogo e le persone oggetto di questo importante avvenimento erano predeterminate da Dio, secondo il beneplacito della sua volontà sovrana e non frutto della mera casualità ed erano perfettamente a preconoscenza del suo figliuolo diletto Gesù Cristo.

In secondo luogo, è di fondamentale importanza sottolineare come la chiamata di Gesù ai quattro giovani pescatori, non sia una semplice chiamata a seguirlo nella sua vita terrena, durante il suo breve ministerio, ma sia invece una chiamata alla salvezza, cioè è una chiamata a scampare dalla prigione dello stato di peccato dell’essere umano e ad ottenere la salvezza della vita eterna nel suo regno celeste. La chiamata di Gesù è una chiamata a sfuggire dall’ira di Dio ed a diventare invece suoi figliuoli adottivi in Gesù Cristo, ravvedendosi e credendo che Gesù è il Cristo, cioè il Salvatore dal peccato del mondo.

In terzo luogo la chiamata di Gesù rivolta ai quattro suoi primi discepoli e futuri apostoli è frutto di una scelta unilaterale di Dio, mediante la figura del suo diletto Figliuolo Gesù Cristo e non dipende quindi dalla volontà dell’essere umano. La scelta dell’elezione a salvezza è dovuta alla grazia della misericordia di Dio, mediante la fede nel prezioso sangue di Gesù, e non dipende quindi dal libero arbitrio dell’uomo, cioè non dipende dalla volontà, dalle qualità dell’essere umano o  dalla bontà delle sue opere, ma dipende esclusivamente dalla suprema ed infallibile volontà di Dio, il quale elegge dalla totalità del genere umana una piccolo numero di persone a salvezza, perché a lui così è piaciuto, per grazia e non per opere, per grazia e non perché una persona sia agli occhi di Dio migliore di un’altra, e questo perché davanti a Dio tutti gli esseri umani sono nello stato di peccato e di corruzione derivante dal peccato e quindi sono tutti meritevoli del giusto castigo della punizione eterna nel tormento atroce del fuoco inestinguibile. Non è quindi l’essere umano che sceglie di essere salvato da Dio, ma è Dio che sceglie di salvare l’essere umano decretando il tempo, il luogo ed il modo con cui questa chiamata della scelta a salvezza dovrà avvenire. Solo Dio ha la facoltà di scegliere la persona eletta alla salvezza e non succede mai il contrario, cioè che sia la persona a scegliere di essere salvata da Dio, credendo nel suo figliuolo Gesù Cristo, e questo anche se alla persona può sembrare che le cose avvengano in questo modo.

In ultimo è da sottolineare ancora una volta come la scelta da parte di Dio di alcuni esseri umani alla salvezza eterna è una scelta non solo unilaterale, voluta esclusivamente da Dio, ma è anche una scelta irresistibile e quindi l’essere umano è meravigliosamente ed inesorabilmente vinto dalla potenza salvifica della misericordiosa volontà di Dio. L’essere umano è in maniera formidabile vinto dalla potente mano di Dio, il quale ha l’ineffabile potere di strappare dalla morte un tizzone destinato alle fiamme dell’inferno prima, e poi alla fine, dopo la risurrezione dei corpi, alle fiamme eterne del lago ardente di fuoco e di zolfo, nella terribile condizione di solitudine e di sofferenza senza fine. 

Questi bellissimi versetti della Sacra Scrittura quindi, ci descrivono in maniera mirabile, l’iniziale e suprema scelta dei primi quattro dei dodici apostoli designati del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Egli passeggiando lungo la riva del lago di Galilea, chiama a sé quattro giovani pescatori, i quali vinti dalla meravigliosa potenza della chiamata irresistibile del Sommo Pastore, lasciano subitaneamente la loro attività di pesca ed ubbidiscono prontamente alla chiamata di Gesù, seguendolo fedelmente nel suo cammino.

Non bisogna smettere mai, quindi, di lodare, di celebrare, di magnificare, di esaltare l’Eterno, l’Iddio Onnipotente, il quale mediante la grazia dell’elezione a salvezza, per mezzo del dono ineffabile della fede nel suo diletto figliuolo, il Signore e Salvatore Gesù Cristo, ha deciso di salvarci dalla prigione del peccato e di scampare dall’ira di Dio, riconciliandoci con lui, mediante lo spargimento del prezioso sangue di Gesù Cristo, sulla croce, affinché credendo nella potenza del suo nome possiamo ereditare il Regno promesso e la vita eterna.

Chi ha un cuore pronto all’ascolto della parola di Dio, mediti su quello che la Sacra Scrittura afferma.

 

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